C'è un luogo dell'anima, un sacrario della memoria, per ognuno di noi. Per Umberto Belardinelli, questo luogo ha un nome preciso e un'eleganza senza tempo: Via Romans sur Isère. Questo libro non è solo un romanzo; è un viaggio sentimentale, un tuffo vibrante negli anni Settanta che, partendo da Messina, approda nel cuore di Varese. È qui, in questo quartiere che ricorda l'altolocato Vomero napoletano, che la storia della famiglia Belardinelli si intreccia con quella di un'intera generazione. La via non è solo uno sfondo, ma il vero e proprio palcoscenico di un'esistenza: è il teatro delle scorribande in bicicletta, delle partite a biglie accanite, dei salti temerari tra le ortiche e delle soste contemplative ai bordi degli stagni, ascoltando i concerti delle rane. La bellezza di questo libro risiede proprio in questo flusso di coscienza, in questo "erlebnis" che trasforma i ricordi in poesia. Perché ricordare, come ci ricorda l'autore, significa “riportare al cuoreâ€. E il cuore di Umberto batte all’unisono con quello degli amici di una vita: Luca, Nuccio e tanti altri. Attraverso le loro avventure, le feste alla Scuola Europea, i piccoli furti infantili che riecheggiano i "ratti delle pere" di Sant'Agostino, riviviamo l'ebbrezza di un'amicizia pura e di un'infanzia spensierata. Umberto si fa archeologo della propria anima, scavando nelle miniere più profonde del suo io per riportare alla luce minerali rari e preziosi. Leggendo passi come: «Ma torniamo a parlare di quella strada che è la nostra vita. Dunque la nostra esistenza è un percorso formato da molte vie... Un futuro già scritto? Forse», non si può non pensare ai sentieri dell'esistenza di Heidegger o all'eterno ritorno di Nietzsche. Sono riflessioni che risuonano potenti, ma che affondano le radici in un'umanità semplice e autentica. E proprio sull'umanità che il tempo trasforma, un aneddoto citato nella recensione originale, di una delicatezza e di un umorismo travolgenti, ci ricorda la circolarità della vita: un uomo, riconoscendo una signora anziana, le si avvicina e le chiede: «Buonasera, signora, mi scusi, ma non ci conosciamo?». E lei, con tono lievemente sadico: «Sì, deficiente, ero la tua compagna di classe alle elementari». In quel silenzio che segue, si materializza un pensiero folgorante: "è strano avere la stessa età degli anziani". Il vecchio e il bambino coincidono, in un abbraccio che chiude il cerchio. È questa la magia che Belardinelli cattura: l'eterna danza tra il passato che siamo stati e il presente che siamo. Autore di raffinate raccolte poetiche, Umberto Belardinelli con questa prosa autobiografica ci regala uno scrigno di ricchezze. Affidiamo alla vostra sensibilità questo tesoro. Lasciatevi trasportare dai sapori dimenticati, dagli odori di un tempo, dalle descrizioni così vivide da farvi sentire il vento tra i capelli in una discesa in bicicletta a Varese. Una Varese vispa, attiva, piena di giovani e di sogni. Un ritorno a casa, per chi c'è stato, e un invito al viaggio, per tutti gli altri. L’editore, Salvatore Monetti
