MONETTI EDITORE

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Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.

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LIBRO DELLA SETTIMANA

GIOVANNI PALATUCCI  

Nella memoria del nonno, il racconto di un Giusto.

di 

Salvatore Monetti

 

Cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro che mi ha profondamente commosso e che credo dovrebbe trovare posto in ogni casa, in ogni scuola, in ogni biblioteca. Un libro che ho scritto con il cuore e con la mente, perché sentivo il dovere di raccontare una storia che non può e non deve essere dimenticata.

Quando ho incontrato Michele Aiello, Presidente del Comitato "Giovanni Palatucci" di Campagna, ho capito immediatamente che quella non era una coincidenza. Era un'occasione che la vita mi offriva, una responsabilità che sentivo di dover raccogliere. Michele, con la sua competenza e la sua dedizione, è stato il pilastro portante di quest'opera. Senza la sua supervisione, senza la sua capacità di rendere tutto in maniera esauriente e professionale, questo racconto non avrebbe potuto poggiare su quelle solide fondamenta storiche che lo rendono, spero, uno strumento prezioso di memoria e di educazione.

Ho scritto questo libro per i bambini. Per quei bambini che oggi vivono in un mondo che corre veloce, dove la memoria sembra spesso sacrificata sull'altare dell'istantaneo. Ma ho scritto anche per gli adulti, perché possano riscoprire il valore del racconto tramandato, quella magia che si crea quando un nonno si siede davanti al camino e apre lo scrigno dei ricordi.

Ho scelto la cornice della narrazione orale perché credo profondamente che sia il modo più potente per far vivere la Storia. I tre nipoti - Nino, Leo e Daria - sono i lettori stessi, con le loro domande, i loro sconcerti, la loro fame di senso. Attraverso i loro occhi, il racconto si fa domanda, ricerca, scoperta. E attraverso le risposte del nonno, la memoria si fa insegnamento.

La figura di Giovanni Palatucci è al centro di tutto. Un uomo che scelse la disobbedienza all'odio in un'epoca in cui l'odio era legge. Un vicecommissario di polizia che, invece di applicare le leggi razziali, le aggirò con genio e coraggio, rilasciando documenti falsi, dirottando ebrei verso il campo di internamento di Campagna dove suo zio, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci, li accoglieva e proteggeva.

Ma Giovanni Palatucci non è una statua di bronzo nel mio libro. È un uomo in carne e ossa, con le sue fragilità e la sua grandezza. Il ragazzo che al liceo si ritira per difendere i compagni ingiustamente trattati. Il poliziotto "scomodo" che critica la lentezza della sua stessa istituzione. L'uomo che, quando tutti fuggono dopo l'8 settembre 1943, sceglie di restare a Fiume, l'unico alto funzionario italiano al suo posto, perché sa che se ne andrà, quelle migliaia di anime non avranno più nessuno a difenderle.

Una delle sfide più difficili che ho affrontato nello scrivere questo libro è stata quella di raccontare l'orrore senza mai scivolare nel macabro. Il campo di Dachau, dove Giovanni Palatucci morì di stenti a soli trentasei anni, è descritto con la delicatezza che si deve ai bambini, ma anche con la verità che si deve alla Storia.

Ho voluto che i giovani lettori capissero cosa significasse quel luogo di annientamento, ma ho voluto anche che comprendessero che, anche in quell'inferno, la luce non si spense mai del tutto. I prigionieri che dividevano il pane, che si sussurravano storie per tenere viva la speranza, che si proteggevano una vicenda. E Giovanni, ne sono certo, anche in quel luogo di disperazione, offrì una parola di conforto, un sorriso furtivo a qualcuno.

Il messaggio che ho voluto affidare a questo libro è semplice e potente: il bene, anche il più piccolo, non va mai perduto. I semi di speranza piantati da Giovanni Palatucci in un deserto di odio sono diventati alberi maestosi.

Oggi a Gerusalemme, nel Giardino dei Giusti di Yad Vashem, un albero e una targa ricordano il suo coraggio. In Italia, il Presidente della Repubblica gli ha conferito la Medaglia d'Oro al Merito Civile e la Chiesa ha avviato il processo di beatificazione.

Questo libro, spero, sarà un'eredità. Un ponte tra generazioni. Un seme gettato nel presente per germogliare nel futuro. È il mio modo di dire ai bambini di oggi e di domani: la vostra mano, per quanto piccola, può sempre aiutare, proteggere e accendere una luce. Non dimenticare mai che il ritmo si costruisce ogni giorno: con le tue mani, con le tue parole, con le tue scelte. Siate come Giovanni: disobbedienti all'odio. Perché il mondo che sognerete domani dipende dalle scelte che farete oggi. E io so, nel profondo del cuore, che saprete scegliere la luce.

Salvatore Monetti

 

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