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LIBRO DELLA SETTIMANA
Luigi Venuto De Pierre
Divinazione Astrologia Magia
Oracoli Profetismo Superstizione
Origine ed effetti del pensiero fantastico
Il destino degli uomini e di ogni creatura vivente su questa terra è un decreto inscritto nelle leggi eterne di Dio? Oppure è un meccanismo inflessibile, governato dalle ferree e immodificabili leggi della Natura? L’intero universo, in ciò che è visibile a occhio nudo e in ciò che rimane invisibile, potrebbe essere nient’altro che il frutto di una gigantesca, impersonale coincidenza, una mera convergenza del Caso? E l’essere umano, forte dei suoi mezzi, dei suoi strumenti, del suo inarrestabile e libero ragionamento, può davvero deviare il corso degli eventi e mutare l'essenza stessa delle cose?
Di certo, non sembra necessario invocare le potenze divine o scongiurare le forze del male con riti e pratiche d’ogni sorta, per avere notizie in anticipo sui fatti umani o per conoscere il destino di un uomo, o persino le sorti del mondo. Si giudica inopportuno, forse, risvegliare presunte e potenti energie telluriche, o chiedere l’aiuto delle anime benevole dei propri cari, perché illuminino il buio della mente nelle scelte decisive. E a che serve, infine, rivolgersi a un Dio con preghiere supplichevoli, intense, straziate da lacrime dolorose, nella speranza di esserne favoriti e privilegiati? In ogni caso, la convinzione di un destino a cui l’uomo è ineluttabilmente sottoposto si scontra frontalmente con l'idea della sua libertà d'azione. Un individuo può cambiare, tracciare, costruire la propria vita, purché tenga in debito conto le influenze biologiche, sociali, psicologiche e culturali che incontrerà lungo il cammino.
Gli stoici, quei grandi filosofi post-aristotelici dell'antica Grecia, sostenevano che il mondo è interamente attraversato da una ragione universale, il Logos. Immutabile, eterno, impossibile da scalfire. Secondo loro, ogni entità, viva o inanimata, è interconnessa e condizionata dal Destino, inteso come una catena ininterrotta di cause i cui effetti sono inevitabili. Tutto era regolato dal Logos e dalla materia: il Logos dirigeva l'ordine del mondo verso una direzione prestabilita, e nel contempo generava la materia. E si manifestava attraverso un "soffio vitale", lo pneuma, che pervade ogni cosa e la rende viva. In quest'ottica, il destino coincideva con la Provvidenza.
Il destino è stato sempre una piacevole, e talvolta pericolosa, elucubrazione di filosofi, poeti e letterati, ma anche di ciarlatani e impostori in cerca di facili profitti. È stato concepito come una catena inesorabile di avvenimenti, umani e naturali, o come la ragione stessa che governa il nostro mondo fisico e mentale (come voleva lo Stoicismo). Presso gli antichi Greci e Romani, era addirittura una divinità. Con l'avvento del Cristianesimo, questa concezione pagana fu sostituita dalla predestinazione, dalla Provvidenza divina. La sua esistenza, nei secoli, è stata alimentata da romanzi, opere teatrali, film, canzoni, dall'oroscopo e dall'astrologia, da errate opinioni e credenze popolari.
A mio avviso, è la Natura, con tutte le sue forze e manifestazioni, assieme alla volontà umana, a decretare l'inizio, la vita e la fine di ogni essere vivente e di molte realtà. Il binomio Natura e Volontà è la vera fonte, il motore di tutte le esistenze; tutto il resto è contingenza e casualità. Ai nostri giorni, il destino non è che una creazione fantasiosa, romantica e illusoria della mente umana. Di conseguenza, la vita è condizionata anzitutto dalla Natura e, solo in seconda battuta, dalla volontà soggettiva. Alcune persone dovrebbero rassegnarsi: si potrà ben difficilmente controllare un'entità tanto incontrollabile, e spesso inventata da altri uomini, come il destino. Vivrebbero meglio, più serenamente, liberandosi dalle preoccupazioni, dallo stress e dall'ansia per un futuro incerto.
Nell'opera De Providentia, Seneca sostiene che il Fato e il destino coincidono con la volontà di Dio, che ha stabilito ogni cosa. Il suo consiglio è amaro: nessun uomo è veramente libero, neppure quando crede di agire secondo la propria volontà. Omero, nel XVI libro dell’Eneide, ci tramanda un’idea ancor più radicale: il Destino è superiore persino a Giove, il re degli dèi, che non può mutarlo in alcun modo. Ogni destino è superiore agli dèi, come gli dèi sono superiori agli uomini. Qualsiasi pensatore, con l’uso della ragione, può capire che alcuni eventi sono strettamente connessi fra loro. E se sono connessi, non si può cambiarne il corso. Si conferma così l’antico principio: non esiste effetto senza causa. Voltaire, dal canto suo, notava che ogni persona fatalista è fermamente convinta che tutto si svolgerà in un solo, immutabile modo. E così rimane bloccata nell’inedia, nella pigrizia, nell'assenza di azione, aspettando con le braccia conserte e con indifferenza lo svolgersi degli eventi.
Gli oracoli del passato servivano a conoscere le intenzioni di un dio onnisciente e onnipresente. Si presumeva che questo dio fosse a conoscenza del destino e del futuro degli uomini, e potesse influenzare ogni cosa. Spettava al sacerdote o alla sacerdotessa interpretare e comunicare il responso ai curiosi, agli impazienti oranti, a tutti coloro che si recavano devotamente al tempio. Purtroppo, il linguaggio del sacerdote era spesso oscuro, semanticamente ambiguo, di non facile comprensione. Così, nei secoli, le Pizie greche, le Sibille romane, gli aruspici, gli auguri e gli auspici dell'Antica Roma, gli indovini, i sacerdoti e le sacerdotesse di ogni divinità, gli stregoni, i visionari e i preveggenti d'ogni risma, i maghi ben pagati, i veggenti e i chiaroveggenti, hanno spesso annunciato futuri apocalittici e disastrosi ai loro fedeli. Anche gli astrologi, guidati da una falsa stella, i chiromanti, i profeti d'ogni epoca, i cartomanti, gli esperti di previsioni, hanno saputo sfruttare l'ignoranza, ricavando profitti e mistificando la realtà. In troppi casi, la verità è stata offesa, volontariamente o involontariamente. E a questa lista dobbiamo aggiungere tutti coloro che ancora oggi vendono notizie e informazioni su un futuro che è certo e sicuro solo nella loro presunzione.
La divinazione attraverso gli astri, i loro movimenti, lo studio dell'astrologia, la loro presunta influenza sugli uomini e sugli eventi, davano risposte in epoche dominate da una scarsa conoscenza scientifica dei fenomeni celesti e da una insufficiente circolazione del sapere. Non esisteva un vero confronto critico tra le diverse ricerche, e questo rallentò l'evoluzione della cultura e il progresso della scienza. Era un'abitudine consolidata consultare maghi, indovini, astrologi, intraprendere pellegrinaggi e recarsi nei templi pagani prima di un lavoro importante, una battaglia, un viaggio, o per conoscere l'esito di una malattia. Col passare dei secoli, molte religioni antiche e le loro pratiche magico-religiose sono divenute mitologia, superstizione, folklore. Anche i riti di divinazione e le terapie templari hanno subito la stessa sorte.
Non è mai esistito un nesso causale tra i segni divini, spontanei o provocati, e gli effetti nel mondo materiale e umano. Non è stato mai rilevato alcun legame logico, alcuna connessione conseguente. E non lo si nota nemmeno oggi. Col tempo, molte forze occulte e manifestazioni divine sono state studiate scientificamente e codificate in forma corretta e definitiva: in molti casi si sono rivelate semplicemente forze fisiche e naturali, ancora sconosciute. In ogni manifestazione superstiziosa o divinatoria, sono gli stati d'animo momentanei, un'emotività turbata, a spingere i creduloni a prestare attenzione a un evento, scambiandolo per un pronostico.
Potrebbe bastare il possesso di solide informazioni e conoscenze approfondite, generali, tecniche e scientifiche (dalla biologia alla chimica, dalla fisica) per intuire e capire il futuro, tenendo conto delle molteplici probabilità. A ciò non si deve escludere la conoscenza della Storia e delle azioni umane, per avere una visione critica dei dati e delle fonti. Ma, come già detto, in tutte le forme di divinazione e predizione manca sempre un nesso di causalità, un legame logico con i risultati previsti. Non esiste tra una pratica scaramantica e l'effetto desiderato, tra un rito d'implorazione a una divinità e il risultato ottenuto, tra una pratica magica e gli effetti sperati, tra le azioni divinatorie e la loro realizzazione.
Per una persona ragionevole è difficile accettare la predizione del futuro attraverso possessioni, stati di trance, interpretazione dei sogni (oniromanzia), percezioni extrasensoriali o previsioni fatte in dormiveglia. In molti casi, la scienza ci aiuta a comprendere meglio, inoltrandoci nella dimensione veritiera della realtà fisica e della materia. Nei tempi antichi, l'evoluzione della scienza fu condizionata da superstizione, modelli religiosi, deduzioni filosofiche e speculative, arbitrarie e fantasiose. Oggi non bisogna confondere, né mettere sullo stesso piano, le forme di divinazione e profezia con le previsioni scientifiche, basate su osservazioni regolari e sistematiche, calcoli matematici e strumenti di studio. Secondo la concezione cristiana, solo Dio conosce il futuro. Ogni evento occulto o soprannaturale finalizzato alla divinazione è manifestazione del diavolo e del Maligno. Eppure, ancora oggi, maghi, indovini, aruspici, profeti, visionari, chiaroveggenti, cartomanti, astrologi, chiromanti si considerano sacerdoti delle disgrazie o del benessere futuro di chi ci crede e paga per soddisfare la propria curiosità. Ci sono ancora persone che restano incantate dalle loro false parole e menzognere previsioni.
Il desiderio oppressivo, ossessivo, insopprimibile di conoscere il futuro, individuale o collettivo, è rimasto immutato nei secoli. Spesso si basa sulla paura che un evento possa recare danno, e sulla speranza che conoscerlo in anticipo possa evitarlo. Il popolino presta grande attenzione a ciò che gli viene prospettato, specialmente a disgrazie e sventure, cercando in ogni modo di evitarle. Un individuo si reca da indovini e maghi moderni in momenti di timore, crisi economica, sbandamento sentimentale, esitazione. Vuole conoscere l'esito di una malattia, di un disastro imminente, di una battaglia personale, di un incontro sportivo. Ciò avviene quando la razionalità lucida è ridotta. I ragionamenti partono da credenze personali, grado di cultura, livello d'istruzione, credo religioso. In queste fasi, i sensi sono eccitati, le emozioni aumentano, le sensazioni si galvanizzano, difficilmente controllate dal freddo calcolo. Presso questi mestieranti del futuro, si vuole conoscere il passato, le malattie future, le disgrazie proprie e familiari, i dubbiosi colpi di fortuna. Ieri come oggi, sono molti gli indovini che pretendono di vedere e prevedere il futuro di singoli, società, popoli, comunità. Costoro presumono di possedere capacità divinatorie acquisite con pratica e studio, o talvolta ritenute doni naturali. Altri si vantano che questi poteri siano stati donati da enti astratti, potenze divine occulte. In moltissimi casi, sono racconti immaginari, favole per bambini, che non possono obiettare a ciò che viene raccontato con serietà formale. Questi fatti assurdi, irrazionali, impossibili, insensati, illogici, infondati, sono accettati anche da persone credulone e semplicione, prive di esperienze specifiche e conoscenze approfondite. Di solito, sono solo il frutto di deduzioni fantasiose, arbitrarie, illogiche, del pensiero fantastico di qualche indovino.
La preveggenza e la chiaroveggenza sono ipotetiche facoltà, ostentate da maghi e indovini, che permetterebbero di conoscere in anticipo eventi futuri. Sul piano scientifico, non esiste alcuna prova certa che dimostri la loro reale esistenza, né nell'era moderna né nelle epoche passate. Ancora oggi, alcune previsioni avveniristiche di pseudo-scienze sono descritte con dati, modelli matematici, indizi, congetture che possono impressionare, suggestionare, convincere. Pensiamo alle previsioni del tempo, elaborate dalla meteorologia: possono essere relativamente vere, ma anche approssimative. E poi c'è un genere a parte, le buffe e divertenti "previsioni a posteriori". Sono sempre corrette, precise, non sbagliano mai! Si manifestano nelle chiacchiere al bar, tra amici, al club sportivo. Evidenziano le presunte capacità individuali di intuizione e divinazione di eventi... già avvenuti. Frasi come: "È stato detto così", "È stato scritto così", "È successo esattamente come avevo previsto", "Questo l’avevo detto io", "L’avevo predetto e ripetuto più volte". La saggezza popolare, si sa, è sempre pronta a rivendicare il merito di un futuro che, ormai, è già passato. L’editore, Salvatore Monetti
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