Mentre ero nella hall di un albergo, ho letto una frase del filosofo Arthur Schopenhauer incorniciata su una rivista. Diceva più o meno così: “La verità trionfa solo per poco tempo. Prima viene considerata un’assurdità , poi viene liquidata come una banalità .” Schopenhauer era un tipo pessimista, ma su questo ha proprio ragione. La storia della verità è sempre la stessa: il suo successo è fugace. All’inizio, quando una verità nuova si fa avanti, la prima reazione è prenderla in giro perché sembra strana e paradossale. Si usa il “buon senso”, la tradizione, e i luoghi comuni per schiacciarla e rifiutare il cambiamento che porta con sé. Pensate a Galileo, costretto a ritrattare perché diceva che la Terra girava intorno al Sole. Poi, alla fine, quella stessa verità viene accettata. Ma cosa succede? Diventa così ovvia e scontata da finire nei libri di scuola o nel linguaggio quotidiano, e tutti si dimenticano di quanto fosse rivoluzionaria. La si considera una banalità , come se ci si potesse arrivare senza sforzo. La verità sembra sempre fuori posto, e l’obiettivo della mediocrità è spesso quello di neutralizzarla, di renderla innocua. Seguire la verità  significa sceglierla anche quando ci costa il rifiuto degli altri o l’emarginazione, perché è ciò che ci rende liberi dentro. Dobbiamo impegnarci a cercarla e coltivarla, anche se richiede fatica, studio e coerenza, anche se non porta successo o approvazione. Perché, come scriveva il grande autore russo Anton Cechov nei suoi quaderni: “Dicono che la verità trionfi sempre. Ma questa… non è una verità .” L’umanità spesso preferisce la menzogna, perché lusinga, consola e rassicura. La verità , invece, chiede coraggio.
