La scoperta degli
“Epitrepontes” di Menandro risale al 1907, anno in cui a Kom Ischkau,
Aphroditopolis (Egitto), il Lefèbvre scoprì tra le carte giuridiche di un noto avvocato,
Dioskoros, il codice cairense. La commedia, conservata in questo manoscritto
insieme ad altre quattro dello stesso autore, l’Heros, la Perikeiromene, la
Samia e una non precisamente identificata (forse le Koneiazomenai), ci è
pervenuta in un buon numero di versi, cui vanno aggiunti i frammenti della membrana
Petropolitana e quelli del papiro d’Ossirinco n.1236. Sono in tutto 800 versi,
quasi tre quarti dell’intero dramma, quanto basta per seguire la vicenda nel
suo svolgimento e nel suo esito. La commedia è stata riportata alla piena
maturità dell’autore ed è considerata una delle sue prove più brillanti.
È un vero dramma
borghese, la cui azione è incentrata sulla peripezia e sul riconoscimento; di
comico c’è ben poco, anzi il più delle volte il riso cede il posto alla
commozione. Innegabile è negli “Epitrepontes” la presenza euripidea, non solo
perché buona parte dell’intreccio corrisponde a due tragedie di Euripide,
l’Alope e l’Auge, ma soprattutto per l’impiego del monologo al fine di
dichiarare l’animo dei personaggi. Lo studio dei caratteri ne è l’ele-mento
peculiare; i personaggi, infatti, appaiono tracciati con una naturalezza e una
vivacità non comuni. Numerosi sono in questa commedia i riferimenti al diritto
ed avremo modo di soffermarci a lungo su tutte le questioni giuridiche che vi
figurano, cercando di chiarire anche la funzione che l’elemento giuridico ha in
questa rappresentazione drammatica. Non trascureremo nemmeno il confronto con
l’“Hecyra” terenziana, che negli “Epitrepontes” ha sicuro se non diretto
ascendente e che testimonia, in un certo senso, la vitalità e la fortuna di
questa mirabile creazione della squisita arte menandrea.
Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.
LIBRO DELLA SETTIMANA
IL TERZO OCCHIO
Racconti
di
Daniela Dose
Vedere non è la stessa cosa che guardare, così nel racconto IL TERZO OCCHIO che dà il titolo alla raccolta, si fa riferimento alla capacità di cogliere sfumature,
di andare ciò oltre che apparire. Una capacità che comporta dolore ma anche felicità, che ci fa scoprire un dipinto sul muro di una casa in città mai osservata prima. Un dipinto della Madonna con Gesù, che offre ai passanti la possibilità di non sentirsi nudi, esposti, feriti dal mondo.
Siamo pellegrini nella vita, spesso portiamo con noi cicatrici profonde. È possibile trovare un pertugio per sentirci al sicuro? O una carrucola con la quale giocare lieti? O un ricordo felice?
La scrittura è un modo per guardare oltre, per ricostruire la realtà attraverso uno sguardo nuovo, perché la vita vera è quella che narriamo a noi e agli altri.


EVENTI 2026
La Casa Editrice Monetti Editore si distingue per la sua costante e qualificata partecipazione a fiere del libro di grande prestigio, come il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Frankfurter Buchmesse di Francoforte, il Festival del Libro di Napoli, Casa Sanremo Writers, "Libro Aperto” Festival della Letteratura - Baronissi (SA), consolidando così la propria presenza nel panorama editoriale nazionale e internazionale.
TRIONFO ASSOLUTO PER PINO SOZIO: È LUI IL VINCITORE DEL PRIMO POSTO A CASA SANREMO WRITERS 2026.
La Monetti Editore celebra il suo CAMPIONE e lo strepitoso successo del tris d'oro:
Francesca De Sio, Mary Mulazzani, Lucia Nardi.
SIAMO FELICI DI RISPONDERE A QUALSIASI TUA RICHIESTA


manoscritti@monettieditore.it
commerciale@monettieditore.it
redazione@monettieditore.it
