Eva ha cinquant'anni, un negozio di frutta e verdura, due figlie ormai grandi e un marito che da trent'anni la tratta come una serva. Le sue giornate sono uguali da decenni: lavoro, silenzi, umiliazioni. E paura. Tanta paura.
Poi arriva il lockdown del 2020. Per la prima volta, Eva è sola con i suoi pensieri. E quei pensieri, a lungo sopiti, cominciano a fare rumore.
Sui social, dove nessuno la conosce, scopre il coraggio di scrivere poesie. E lì, tra versi e messaggi, incontra Marco. Lui vive a Napoli, ha la stessa età, una voce calda come il sole del Sud e un nickname che parla di vulcani: @Vesuvio_1959.
Quello che nasce è un amore silenzioso, fatto di parole sussurrate al buio e di sguardi attraverso uno schermo. Un amore che ridà voce a una donna che l'aveva perduta da trent'anni.
Ma la libertà ha un prezzo. E quando Eva decide di scappare dalla sua prigione dorata, dovrà affrontare la paura più grande: non quella di morire, ma quella di non essere mai davvero vissuta.
La carezza del Vesuvio è la storia di una rinascita. Di una donna che impara a rialzarsi dopo una vita di cadute. Di un amore che arriva quando non lo aspetti più, capace di scaldarti il cuore come la lava sotto la cenere.
Perché a cinquant'anni si può ancora ricominciare. Perché l'amore vero non umilia, non imprigiona, non chiede il permesso. Esiste e basta.
Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.
LIBRO DELLA SETTIMANA
RADICES
PONTI SOTTILI TRA GENERAZIONI
di DIEGO ALBERTI
Le radici invisibili della memoria
Ci sono libri che raccontano il passato e altri che riescono, quasi senza accorgersene, a farlo riaffiorare. Radices – Ponti sottili tra generazioni di Diego Alberti appartiene a questa seconda categoria.
È una raccolta nata dalla memoria, dagli affetti, dai luoghi e dalle persone che hanno lasciato un'impronta nell'esistenza dell'autore. Al centro vi sono soprattutto le radici familiari, e in particolare la figura dei nonni, intesi non soltanto come memoria affettiva, ma come autentica eredità umana: valori, gesti, racconti, insegnamenti destinati a continuare oltre il tempo.
Ma sarebbe riduttivo definire Radices soltanto un libro nostalgico.
La nostalgia, qui, non guarda semplicemente indietro: diventa uno strumento per interrogare il presente. Una canzone, un'automobile, un vecchio luogo, una voce, un'espressione dialettale possono improvvisamente aprire una porta sulla memoria e restituire al lettore qualcosa che credeva dimenticato. In Fivelandia, per esempio, basta il fruscio di un vinile perché il tempo compia il suo incantesimo e riporti per un istante all'infanzia.
La cifra più originale della raccolta è però l'ironia.
Alberti non costruisce una poesia solenne, distante, intenzionalmente celebrativa. Al contrario, mescola il lirico con il quotidiano, il tenero con il grottesco, la memoria con la cultura popolare degli anni Ottanta e Novanta. Lo dichiara egli stesso: la nostalgia deve anche alleggerire, sdrammatizzare, strappare un sorriso e invitare il lettore alla riflessione.
Ed è proprio quando il sorriso sembra prevalere che spesso affiora qualcosa di più profondo.
Un nonno diventa una parte della propria identità.
Un viaggio si trasforma in un archivio sentimentale.
Una casa può diventare improvvisamente fragile.
Il tempo assume la consistenza di una piccola zolletta di felicità.
E l'infanzia, lontanissima, continua a chiamarci.
La lingua contribuisce a questa particolare atmosfera: colloquiale, musicale, talvolta irriverente, capace di passare dal dialetto alla citazione, dal gioco di parole alla riflessione esistenziale. Una lingua che non pretende di essere poetica: lo diventa attraverso ciò che ricorda.
Il titolo finisce così per rivelare il senso più autentico dell'opera. Le radices sono ciò che non vediamo, ma che continua a nutrire ciò che siamo. I ponti fra generazioni sono sottili, quasi invisibili, eppure resistono al tempo.
Forse è proprio questo il piccolo segreto di Radices: mentre Diego Alberti cerca nelle proprie radici le tracce della sua storia, lascia al lettore lo spazio per riconoscere le proprie.
E quando accade, il libro smette di essere soltanto il racconto di qualcun altro.
Diventa memoria condivisa.
Ma per capire fino in fondo dove conducono quei ponti, bisogna attraversarli.
L’editore, Salvatore Monetti

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