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Posso scrollarmi di dosso tutto mentre scrivo; i miei dolori scompaiono, il mio coraggio rinasce.
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ROMAGNANO AL MONTE - Pag. 108 27094-374976-1733009

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ROMAGNANO AL MONTE



Il Paese delle case parlanti

 Il borgo di
Romagnano al monte si trova in una posizione impervia, vedetta dell’area
geografica circostante, arroccato su un picco collinare a 650 metri dal livello
del mare, sul confine tra Campania e Basilicata. Grazie alla sua posizione in
passato era un posto strategico, a guardia della vallata dove scorrono i fiumi
Bianco e Platano a confluenza del fiume Nero. Il nome del paese fa intuire le
sue origini latine. In epoca tardo romana la zona faceva parte dell’ “ager
Volceianus” ed era comunemente indicata come “fundus Romanianus”, probabilmente
appartenente ad una famiglia di patrizi detta “Romanius”. Il nome fu abbreviato
in “Romagnano” e solo dopo l’Unità d’Italia si aggiunse “al monte” per
distinguerlo dall’altro sito, in provincia di Novara. Le prime testimonianze
scritte risalgono al 1167, epoca in cui il feudo rientrava nei possedimenti di
Roberto Quaglietta; nei secoli successivi passò nelle mani di numerosi signori:
Alfonso D’Aragona, Pietro de Alagno, Petricone Caracciolo, i Ligni. Dal 1811 al
1860 Romagnano fece parte del circondario di Buccino, appartenente al Distretto
di Campagna del Regno delle Due Sicilie.





Dal 1860 al
1927, il paese, chiamato ora Romagnano al Monte, durante il Regno d’Italia fu
inserito nel mandamento di Buccino, appartenente al Circondario di Campagna.
L’antico abitato di Romagnano al Monte è stato completamente distrutto
dall’evento sismico del 23 novembre 1980 e, per questo, abbandonato e
ricostruito poco distante in località Ariola. Prima del terremoto Romagnano a
differenza degli altri borghi del sud Italia, non si stava spopolando, ma
ripopolando e questo ci rammarica ancora di più.



Diversi sono
stati i tentativi delle autorità locali di dare animo e vita nuova a questo
paese che rischia una silenziosa fine. Non trascorrerà molto tempo che le case
di questo luogo, di una bellezza unica e impareggiabile, saranno popolate solo
da fantasmi del passato e la gente resterà residua superstite di un tempo senza
futuro. Prima che questo avvenga, prima che la memoria del passato scompaia del
tutto, desidero perpetuare il ricordo storico storico di questo paese degno di
essere trasmesso ai posteri, soprattutto ai giovani (fortemente tentati di allontanarsi
dalla propria terra, senza ricordi e senza speranza) affinché le memorie del
passato siano loro di insegnamento e li aiutino a costruire il futuro senza
disperdersi nella confusione del presente. Sono convinto che l’uomo, per
realizzare i suoi sogni,
debba partire dalla conoscenza della tradizione, dalla difesa della memoria,
dalla conservazione dei sentimenti che lo legano al suo passato. Tale è il
senso di questo luogo che diventa un libro alla scoperta di un paese che
scompare, degno di essere salvato in nome della “memoria”.                                                                                                          Salvatore Monetti




 

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