MONETTI EDITORE

 

Posso scrollarmi di dosso tutto mentre scrivo; i miei dolori scompaiono, il mio coraggio rinasce.
(Anne Frank)


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IN PELLE DIMORO - PAg. 72 27094-374814-1731557

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 Il corpo di Clara diventa poesia


 In questa sua raccolta poetica, In pelle dimoro,
a Clara Chiariello riesce qualcosa che raramente riesce a chi scrive
poesia, uomo o donna che sia: cioè compiere una sintesi poeticamente
felice fra tradizione lirica e originalità. Leggendo i suoi versi, il
lettore non si sente smarrito in una foresta di simboli dal significato
oscuro (come in molta poesia contemporanea), ma riconosce come familiari
echi, immagini, sentimenti, in un discorso ispirato ma comprensibile;
in più, e questa è l’originalità di cui si diceva, dà nuova vitalità a quei pensieri, a quelle emozioni.
È nuova poesia, la sua, ma che sentiamo già vicina a noi, adulta e
consapevole. Ed è una poesia umana, in cui l’autrice indaga sul suo
universo quotidiano, sui rapporti tra sé e il mondo, tra sé e le persone
che ama; temi che sono alla base della sua costruzione poetica, e che
fanno presagire interessanti sviluppi da parte di una donna che ha
sicuramente molte cose ancora da dire con i suoi versi. C’è un leitmotiv
che ricorre in questa raccolta: Clara esplora soprattutto la sua
identità, ci rivela l’insofferenza, la sofferenza per il suo destino di
donna e ci confessa questa sua amarezza esistenziale con toccante
spontaneità. Qui compare un tema molto discusso dalla critica: esiste
una poesia
soltanto femminile? C’è chi ha scritto che la poesia
delle donne è diversa da quella maschile perché si scrive “con il
corpo”, per così dire, una carnalità sconosciuta ai poeti maschi. Non so
se questo è vero in generale, ma penso che sia vero per Clara
Chiariello, la quale nelle sue poesie indugia a lungo sul suo corpo, che
viene esposto con un coraggio non scevro da grande amore di sé. Il
corpo è un indubbio protagonista della raccolta, non solo come involucro
(la “pelle” del titolo) in cui è racchiusa l’identità dell’autrice, ma
anche come spazio in cui il verso assume una profonda carnalità, in cui
il corpo di una donna viva diventa letteralmente parola poetica - la
carne si fa Verbo (poetico), potremmo chiosare; e non è un caso se
“corpo” è tra i sostantivi che ricorrono più frequentemente nelle sue
poesie. È, in definitiva, l’eros (inteso come energia che anela alla
pienezza dell’esistenza) che muove e informa di sé tutta la poetica di
Clara Chiariello, la quale esprime così il suo disperato desiderio di
vivere, che si consuma nella coscienza disperante che invece una vita
pienamente realizzata è impossibile; possiamo solo sopravvivere
nel mondo con la “pelle” che abbiamo, sognando altre occasioni che mai
avremo. Lei ci racconta tutto questo con un vitalismo che non cede mai
allo sconforto, alimentato da tensioni contrastanti ma vive, in cui
l’amore (e la pietà) contende al dolore ogni pensiero, con un animo
dolente ma fermo che accetta ma non subisce la spietatezza della realtà. Così stando le cose, Clara Chiariello non può fare altro che ritrarsi nel suo spazio più intimo, il suo corpo, (
In pelle dimoro
appunto), e da lì ci rivela le sue paure e i suoi desideri, ci confessa
le sue presunte colpe esistenziali, elenca le ferite che sente di non
aver mai sanato; ma facendo questo, semplicemente fa poesia. Ogni volta,
quando inizia un nuovo componimento, parte per altre, imprevedibili
direzioni; è il suo istinto poetico che indica una strada alle sue
paure, al suo destino di donna fragile, ma che diventa un poco più forte
ogni volta che compone versi: lei, ma anche noi, che con emozione
camminiamo al suo fianco in queste pagine.







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