Sono un cattolico
praticante, che contesta in modo risoluto un certo tipo di chiesa, la quale
pretende che si sia epigoni di un modo di fare e di intendere, in maniera
acritica e pedissequa. Sono convinto che Cristo sia chiarezza e
concretezza, qualità che la Chiesa Latina ha messo al bando, erede a sua volta,
della retorica capziosa e farisaica della Patristica e della Scolastica.
Per farla breve, questo libro dovrebbe dare una certa completezza al percorso
iniziato da J. Le Goff, col suo saggio La nascita del Purgatorio. Il mio lavoro
segue, comunque, una differente impostazione sia strutturale che
linguistica e contenutistica: si dilunga sulla storia della chiesa
medievale e rinascimentale e su tutto il percorso dialettico che ha
portato all’affermazione del Purgatorio, che io chiamo il terzo intruso,
rifacendomi al terzo escluso della logicaaristotelica, che fa pendant col
Tertium non datur, espressione-chiave dell’epagoghé del filosofo
di Stagira. Quindi, un saggio che riporta dati storici, contesti teologici
e richiami filosofici. Non mancano interventi di tipo pamphlettistico, ma ho
cercato sempre di giustificarli con supporti epistemologici ed ermeneutici.
Ritengo la Chiesa di Roma misoneista e figlia dello zeitgeist che non è stato,
già dai tempi della prima cristianità, in sintonia con il Maestro. Vorrei,
in sostanza, con questo testo, dare un contributo, seppure modesto, per
rinnovare quella situazione di metanoia voluta fortemente da papa Giovanni,
ma che si è provveduto a spegnere quasi subito. Non bastano sterili e
tardive ammissioni di colpe su qualche episodio già ampiamente condannato
dalla storia, per risorgere dalle ceneri: il prosieguo resta
inquietante, con la chiesa “visibile” che continua a dominare
incontrastata sulla chiesa “invisibile”. Il tempo della Parusia diventa
improcrastinabile!
Isaia Tonino Filizzola
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LIBRO DELLA SETTIMANA
SIMONE VISSANI: IL FABBRO CHE HA FORGIATO VERSI
Caro Simone, ho letto le tue parole con l’attenzione che si riserva a chi, come te, ha attraversato il fango della fatica per poi scoprire che quel fango conteneva semi. E sai cosa ho visto? Non un semplice esordiente. Ho visto un uomo che ha saputo trasformare la necessità in ricerca, il lavoro manuale in visione poetica.
La tua immagine del pozzo e della falda acquifera è potentissima, perché arriva dritta dal tuo vissuto. Tu non hai studiato la metafora: l’hai vissuta. Sei cresciuto con la terra sotto le unghie, con gli animali da accudire prima di andare a scuola. E quel “creare cose con il niente” che descrivi è la definizione più bella e vera dell’arte.
In Il pozzo dei pensieri ci sei sceso davvero, in quel pozzo. Non stai improvvisando il poeta: stai restituendo con le parole ciò che per anni hai modellato con il legno e con il ferro. E c’è una coerenza profonda in questo: prima costruivi oggetti per necessità, ora costruisci versi per necessità interiore. La tua “preistoria” manuale non è stata una deviazione: è stata la materia prima. Nessuno che abbia solo studiato letteratura potrà mai scrivere la poesia di chi ha sudato la realtà.
E poi quel dettaglio: il diploma a quarantasei anni, quasi col massimo dei voti. Non è un traguardo, Simone: è un atto di ribellione bellissima contro il destino che ti era stato assegnato. È lì che sei diventato davvero “un bambino adulto con occhi romantici”: hai riattivato la meraviglia quando molti la spengono per sempre.
La scena che sogni – seduto sul ceppo, il taccuino, il cane, la pipa fatta da te – non è un sogno. È l’icona potentissima di chi ha riconciliato dentro di sé la terra e il cielo, la stalla e la pagina. Continua così.
E continua a scrivere. Perché la poesia oggi ha bisogno di mani come le tue: sporche di terra, ma capaci di carezza. E ha bisogno di voci come la tua: che vengono dal basso, ma arrivano dritte all’anima. Vai avanti. Questo è solo il primo sorso dal pozzo. L’acqua è tanta. Ad maiora.
L’Editore, Salvatore Monetti

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