Il testo affronta il
fenomeno del nichilismo, il cui sviluppo ha raggiunto livelli apicali in
contemporanea con l’affermazione del postmodernismo. Il lavoro si
sofferma su argomenti plurimi, ma, soprattutto, evidenzia una struttura che
affronta due tematiche ben distinte tra loro, seppure da considerare in stretta
connessione. Nella prima si chiarisce il concetto di nichilismo, a
partire dai presocratici, per poi proseguire con l’analisi delle cause da cui
ha preso origine e dei vari ambiti nei quali ha trovato un più ampio spazio.
Tra l’altro, si cerca di dare una identità al personaggio (Sisifo) che ha
ispirato il titolo del libro, quella strana figura che per Camus è il simbolo
della condizione umana e dell’assurdo. Egli stesso diventa, a sua volta, un
eroe assurdo, in quanto trova gratificazione e il senso dell’esistenza in un
illogico gesto ripetitivo che è fine a se stesso. L’assurdo, per l’autore è di
per sé parte ineliminabile dell’esistenza; indagare su di esso, significa
entrare in conflitto con l’indifferenza del mondo, che sembra condannato, come
Sisifo, ad una lotta eterna, fatta di sforzi ripetitivi e spesso inutili; il tutto
portato avanti con una accettazione passiva di una realtà che nega ogni
speranza futura.
Nella
seconda parte, che ha come titolo “I nuovi profeti”, si passa in rassegna una
serie di personaggi il cui pensiero tende adarginare il dominio del nichilismo.
Si tratta di una sequenza di strategie speculative, atte a fronteggiare o,
quantomeno, a limitare il fenomeno. In fase conclusiva, l’autore formula due
ipotesi per neutralizzare il problema: una possibile catarsi e la
strutturazione di una nuova metanoia a cui adeguarsi coscientemente e
responsabilmente.
Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.
LIBRO DELLA SETTIMANA
RADICES
PONTI SOTTILI TRA GENERAZIONI
di DIEGO ALBERTI
Le radici invisibili della memoria
Ci sono libri che raccontano il passato e altri che riescono, quasi senza accorgersene, a farlo riaffiorare. Radices – Ponti sottili tra generazioni di Diego Alberti appartiene a questa seconda categoria.
È una raccolta nata dalla memoria, dagli affetti, dai luoghi e dalle persone che hanno lasciato un'impronta nell'esistenza dell'autore. Al centro vi sono soprattutto le radici familiari, e in particolare la figura dei nonni, intesi non soltanto come memoria affettiva, ma come autentica eredità umana: valori, gesti, racconti, insegnamenti destinati a continuare oltre il tempo.
Ma sarebbe riduttivo definire Radices soltanto un libro nostalgico.
La nostalgia, qui, non guarda semplicemente indietro: diventa uno strumento per interrogare il presente. Una canzone, un'automobile, un vecchio luogo, una voce, un'espressione dialettale possono improvvisamente aprire una porta sulla memoria e restituire al lettore qualcosa che credeva dimenticato. In Fivelandia, per esempio, basta il fruscio di un vinile perché il tempo compia il suo incantesimo e riporti per un istante all'infanzia.
La cifra più originale della raccolta è però l'ironia.
Alberti non costruisce una poesia solenne, distante, intenzionalmente celebrativa. Al contrario, mescola il lirico con il quotidiano, il tenero con il grottesco, la memoria con la cultura popolare degli anni Ottanta e Novanta. Lo dichiara egli stesso: la nostalgia deve anche alleggerire, sdrammatizzare, strappare un sorriso e invitare il lettore alla riflessione.
Ed è proprio quando il sorriso sembra prevalere che spesso affiora qualcosa di più profondo.
Un nonno diventa una parte della propria identità.
Un viaggio si trasforma in un archivio sentimentale.
Una casa può diventare improvvisamente fragile.
Il tempo assume la consistenza di una piccola zolletta di felicità.
E l'infanzia, lontanissima, continua a chiamarci.
La lingua contribuisce a questa particolare atmosfera: colloquiale, musicale, talvolta irriverente, capace di passare dal dialetto alla citazione, dal gioco di parole alla riflessione esistenziale. Una lingua che non pretende di essere poetica: lo diventa attraverso ciò che ricorda.
Il titolo finisce così per rivelare il senso più autentico dell'opera. Le radices sono ciò che non vediamo, ma che continua a nutrire ciò che siamo. I ponti fra generazioni sono sottili, quasi invisibili, eppure resistono al tempo.
Forse è proprio questo il piccolo segreto di Radices: mentre Diego Alberti cerca nelle proprie radici le tracce della sua storia, lascia al lettore lo spazio per riconoscere le proprie.
E quando accade, il libro smette di essere soltanto il racconto di qualcun altro.
Diventa memoria condivisa.
Ma per capire fino in fondo dove conducono quei ponti, bisogna attraversarli.
L’editore, Salvatore Monetti

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