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POESIA

FRUSCIO DI VENTO Poesie di Abruzzo ISBN 9791281043749 NewCondition 10.00
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FRUSCIO DI VENTO Poesie di Abruzzo FORMATO 15X21 NewCondition 10.00
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Esiste un suono antico,
primordiale, che è il respiro stesso della terra. È un
fruscio di vento che
scende dai crinali della Majella, si intride del sale dell’Adriatico e
accarezza le pietre dei borghi abruzzesi, portando con sé voci, memorie, e
un’emozione pura e tagliente come la luce dell’alba. È in questo fruscio che si
immerge l’anima poetica di Antonella Colonna Vilasi, e da esso trae ispirazione
questa sua silloge, un viaggio lirico che è insieme mappa del cuore e geografia
di una terra forte e generosa.



Antonella non è solo una
scrittrice o un’accademica; è una
cantrice del reale, un’alchimista
che sa trasformare la materia grezza dell’esistenza - un’onda, un ricordo, una
luna sorta tra i vicoli di un paese - in pura essenza poetica. Le sue poesie,
come ci svela questa raccolta, non descrivono semplicemente il mondo: lo
interrogano,
ne assorbono il pathos per restituircelo tradotto in un linguaggio universale
che parla direttamente all’anima.



Il viaggio inizia con un
seme di verità, con il lampo lirico di
“Chiacchiere”, dove la
poetessa ci guida oltre il rumore bianco del sociale, verso un silenzio
interiore in cui riscoprire l’autenticità. È il primo, necessario passo per
accostarsi alla sua opera: spogliarsi del superfluo per essere ricettivi alla
grazia.



E poi, ecco il mare.
Nelle sue liriche marine, Antonella compie un miracolo: evita ogni facile
cliché per donarci un’esperienza totalizzante. Il suo non è lo sguardo di un
turista, ma di una
tempesta emotiva che osserva un’altra
tempesta. L’onda non è solo acqua, ma un “sofisticato meccanismo emotivo”, un
sussurro che giunge all’anima (“
E mi giunge dell’onda il sussurro”),
portando con sé l’ineffabile presenza di una persona amata, un “ti porto con me”
che diventa colonna sonora di un sentimento puro e perenne.



Ma la vita non è solo
idillio, e la poesia di Antonella non rifugge l’ombra. In
“Briciole”,
la sua voce si fa frammento, dolore performativo. Qui, la poetessa non racconta
il dolore, lo
incarna. Con un gesto disperato e tenace, raccoglie
le briciole di un sentimento dopo il passaggio distruttivo del “tarlo” del
ricordo o della vastità del “mare” dell’oblio. È in questa tensione tra
distruzione e ricostruzione che risiede la sua forza: la capacità di mostrare
la ferita senza mai perdere la dignità della bellezza.



E poi c’è l’Abruzzo. Un
Abruzzo che non è solo sfondo, ma
persona poetica. È la terra che “viene
ai piedi” in
“Quando comincia una giornata”, un invito
confidenziale a una rinascita quotidiana, a respirare l’alba come un atto di
pura grazia. Ed è anche l’Abruzzo che scompare, colto con struggente lucidità
in
“Quando trovo il tempo”, dove la malinconia non è solo per ciò
che è stato, ma per ciò che
stiamo perdendo senza quasi
accorgercene. In questa poesia, come in
“La bella spiaggia con la
sabbia d’oro”
, il lamento per un mondo che muore diventa universale, un
monito velato ma potente sulla fragilità della bellezza.



E infine, la luna.
In
“Quando spunta la luna”, Antonella raggiunge vette di sublime
essenzialità. È un piccolo gioiello di economia poetica, dove la scelta di ogni
parola è un colpo di scalpello che libera la statua dal marmo. Il muro, i
cavalli che non tornano, la luce trasfigurante: sono immagini fulminanti che,
nella loro disarmante semplicità, racchiudono interi universi di attesa,
perdita e meraviglia.



Il dialetto abruzzese,
che si alterna all’italiano in questo concerto di voci, non è un orpello
folkloristico, ma la
linfa madre di questa poesia. È la lingua
del cuore, quella che scava più a fondo nel solco della memoria e
dell’identità, esaltando il legame viscerale tra la poetessa e la sua terra.



“Fruscio di Vento” è
dunque molto più di una raccolta di poesie. È un
diario dell’anima e
del paesaggio
, un atto d’amore verso l’Abruzzo e una riflessione profonda
sulla condizione umana. Antonella Colonna Vilasi, con la finezza
dell’intellettuale e il cuore della poetessa, ci consegna un’opera in cui ogni
verso è un respiro, ogni immagine un paesaggio interiore. Ci invita ad
ascoltare, finalmente, quel fruscio lieve e potente in cui si nascondono tutte
le risposte. E, dopo averla letta, il mondo non ci apparirà più lo stesso, ma
trasfigurato dalla sua luce poetica. L’editore, Salvatore Monetti.








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Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.

LIBRO DELLA SETTIMANA

RADICES 

PONTI SOTTILI TRA GENERAZIONI 

di DIEGO ALBERTI

 

 

Le radici invisibili della memoria

 

Ci sono libri che raccontano il passato e altri che riescono, quasi senza accorgersene, a farlo riaffiorare. Radices – Ponti sottili tra generazioni di Diego Alberti appartiene a questa seconda categoria.

È una raccolta nata dalla memoria, dagli affetti, dai luoghi e dalle persone che hanno lasciato un'impronta nell'esistenza dell'autore. Al centro vi sono soprattutto le radici familiari, e in particolare la figura dei nonni, intesi non soltanto come memoria affettiva, ma come autentica eredità umana: valori, gesti, racconti, insegnamenti destinati a continuare oltre il tempo.

Ma sarebbe riduttivo definire Radices soltanto un libro nostalgico.

La nostalgia, qui, non guarda semplicemente indietro: diventa uno strumento per interrogare il presente. Una canzone, un'automobile, un vecchio luogo, una voce, un'espressione dialettale possono improvvisamente aprire una porta sulla memoria e restituire al lettore qualcosa che credeva dimenticato. In Fivelandia, per esempio, basta il fruscio di un vinile perché il tempo compia il suo incantesimo e riporti per un istante all'infanzia.

La cifra più originale della raccolta è però l'ironia.

Alberti non costruisce una poesia solenne, distante, intenzionalmente celebrativa. Al contrario, mescola il lirico con il quotidiano, il tenero con il grottesco, la memoria con la cultura popolare degli anni Ottanta e Novanta. Lo dichiara egli stesso: la nostalgia deve anche alleggerire, sdrammatizzare, strappare un sorriso e invitare il lettore alla riflessione.

Ed è proprio quando il sorriso sembra prevalere che spesso affiora qualcosa di più profondo.    

Un nonno diventa una parte della propria identità.   
Un viaggio si trasforma in un archivio sentimentale.           
Una casa può diventare improvvisamente fragile.    
Il tempo assume la consistenza di una piccola zolletta di felicità.   
E l'infanzia, lontanissima, continua a chiamarci.

La lingua contribuisce a questa particolare atmosfera: colloquiale, musicale, talvolta irriverente, capace di passare dal dialetto alla citazione, dal gioco di parole alla riflessione esistenziale. Una lingua che non pretende di essere poetica: lo diventa attraverso ciò che ricorda.

Il titolo finisce così per rivelare il senso più autentico dell'opera. Le radices sono ciò che non vediamo, ma che continua a nutrire ciò che siamo. I ponti fra generazioni sono sottili, quasi invisibili, eppure resistono al tempo.

Forse è proprio questo il piccolo segreto di Radices: mentre Diego Alberti cerca nelle proprie radici le tracce della sua storia, lascia al lettore lo spazio per riconoscere le proprie.

E quando accade, il libro smette di essere soltanto il racconto di qualcun altro.

Diventa memoria condivisa.

Ma per capire fino in fondo dove conducono quei ponti, bisogna attraversarli.

 

L’editore, Salvatore Monetti

 

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Monetti Editore consolida il proprio posizionamento nel panorama editoriale nazionale e internazionale attraverso una presenza costante e qualificata nelle più autorevoli fiere, manifestazioni e rassegne culturali dedicate al mondo del libro.

 

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