Ci sono persone
che, anche dopo la loro scomparsa, continuano a camminare accanto a noi. Enrico
Berlinguer è una di queste. La sua voce, il suo sguardo, le sue parole abitano
ancora la coscienza di un Paese che troppo spesso ha dimenticato — ma che, nel profondo,
ancora cerca — il senso di una politica alta, sobria, rigorosa, profondamente
umana.
Berlinguer è stato un faro. Non uno di quelli che abbagliano, ma uno che
orienta: che illumina la strada con la fermezza gentile di un sorriso, con la
forza silenziosa di una coerenza vissuta ogni giorno. È stato una bussola nella
navigazione incerta della nostra democrazia. La sua sobrietà non era rinuncia,
ma stile di vita. Il suo rigore, una forma di rispetto verso le istituzioni e
verso le persone. In un tempo in cui l’agire politico appare spesso dominato
dall’istinto e dalla ricerca del consenso immediato, lui ha saputo tenere
insieme passione e razionalità, valori e concretezza, popolo e responsabilità. Berlinguer
ha parlato al cuore degli italiani, senza mai urlare. Ha costruito ponti dove
altri scavavano fossati. Ha saputo aprire un dialogo con mondi distanti, a
partire da quello cattolico, senza mai piegare l’autonomia laica della
sinistra. Il suo pensiero era capace di includere, mai di escludere. E in
questo c’era una visione politica, ma anche una profonda umanità. Guardava al
futuro, ma con i piedi ben piantati nella realtà quotidiana: la scuola, la
sanità, il lavoro, la giustizia. La sua idea di “austerità” non fu mai una
sottrazione, ma un’aggiunta di dignità alla vita pubblica.
E proprio perché
Berlinguer non è riducibile a una pagina di storia o a un’icona, serviva uno
sguardo speciale per raccontarlo oggi. Serviva qualcuno che ne cogliesse non
solo la grandezza politica, ma l’intimità, la tenerezza, la malinconia. Carmen
Togni lo fa con la forza viva della poesia. Le sue parole non spiegano,
evocano. Non ricostruiscono, fanno sentire. In questa raccolta c’è il leader,
ma anche l’uomo. C’è il padre, l’amico, il compagno silenzioso. C’è la piazza,
la folla, il dolore collettivo. Ma c’è anche la luna, il mare, il profumo della
terra sarda, l’abbraccio di Letizia, la dolcezza di uno sguardo che si affaccia
tra le pieghe della storia.
Carmen Togni, con
la sua voce intensa e personale, ci offre un racconto in versi che ha il valore
di una testimonianza affettiva e civile. Con lei, la poesia diventa uno
strumento di memoria viva, capace di restituirci un Berlinguer più vero, più
umano, più nostro. Questa non è solo un’opera letteraria. È un atto d’amore
verso ciò che la politica dovrebbe tornare ad essere. E per questo, è un dono
prezioso per tutti noi.
Andrea Rossi
Deputato della Repubblica
Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.
LIBRO DELLA SETTIMANA
SIMONE VISSANI: IL FABBRO CHE HA FORGIATO VERSI
Caro Simone, ho letto le tue parole con l’attenzione che si riserva a chi, come te, ha attraversato il fango della fatica per poi scoprire che quel fango conteneva semi. E sai cosa ho visto? Non un semplice esordiente. Ho visto un uomo che ha saputo trasformare la necessità in ricerca, il lavoro manuale in visione poetica.
La tua immagine del pozzo e della falda acquifera è potentissima, perché arriva dritta dal tuo vissuto. Tu non hai studiato la metafora: l’hai vissuta. Sei cresciuto con la terra sotto le unghie, con gli animali da accudire prima di andare a scuola. E quel “creare cose con il niente” che descrivi è la definizione più bella e vera dell’arte.
In Il pozzo dei pensieri ci sei sceso davvero, in quel pozzo. Non stai improvvisando il poeta: stai restituendo con le parole ciò che per anni hai modellato con il legno e con il ferro. E c’è una coerenza profonda in questo: prima costruivi oggetti per necessità, ora costruisci versi per necessità interiore. La tua “preistoria” manuale non è stata una deviazione: è stata la materia prima. Nessuno che abbia solo studiato letteratura potrà mai scrivere la poesia di chi ha sudato la realtà.
E poi quel dettaglio: il diploma a quarantasei anni, quasi col massimo dei voti. Non è un traguardo, Simone: è un atto di ribellione bellissima contro il destino che ti era stato assegnato. È lì che sei diventato davvero “un bambino adulto con occhi romantici”: hai riattivato la meraviglia quando molti la spengono per sempre.
La scena che sogni – seduto sul ceppo, il taccuino, il cane, la pipa fatta da te – non è un sogno. È l’icona potentissima di chi ha riconciliato dentro di sé la terra e il cielo, la stalla e la pagina. Continua così.
E continua a scrivere. Perché la poesia oggi ha bisogno di mani come le tue: sporche di terra, ma capaci di carezza. E ha bisogno di voci come la tua: che vengono dal basso, ma arrivano dritte all’anima. Vai avanti. Questo è solo il primo sorso dal pozzo. L’acqua è tanta. Ad maiora.
L’Editore, Salvatore Monetti

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